Château

Chateau Smith Haut Lafitte rappresenta una delle grandi storie di successo del mondo del vino, quella della famiglia Cathiard, la quale dopo un passato nel mondo dello sport e dell’imprenditoria decise nel 1990 di cambiare completamente vita per lanciarsi, praticamente dal niente, nella realtà del vino bordolese. Seguiti dal celebre enologo di fama mondiale Michel Rolland, la cantina di Martillac rappresenta oggigiorno una delle stelle più brillanti delle Graves e di Pessac – Leognan, con annate sempre convincenti e vini che sono veri e propri campioni di qualità.

Dalla vendemmia 2016 assaggiamo oggi la punta di diamante dell’azienda, lo Chateau Smith Haut Lafitte Grand Cru Classe, ottenuto da un 65% di Cabernet Sauvignon, da un 30% di Merlot e a seguire da Cabernet Franc al 4% e Petit Verdot all’1%, affinate per circa diciotto mesi in barriques nuove al 65%; il vino si presenta di un bel colore rosso rubino intenso, decisamente consistente nel calice. Al naso si apre su sentori di mora matura, viola essicata, liquirizia, coriandolo, cardamomo, grafite e cenni di caffè, eleganti e molto ampi ed intensi; in bocca è molto caldo e dotato di bei tannini succosi, buona freschezza e misurata sapidità, con una progressione impressionante per potenza ed eleganza. Una leggera brezza balsamica solca un finale corale, pieno e molto persistente; un grande vino, ancora giovane, che saprà raggiungere l’armonia con il tempo, da bere subito ma anche da conservare e dimenticare in cantina per decenni.

Da provare in abbinamento con la selvaggina come la lepre in salmì.

Bordeaux Supérieur A.O.C. 2014, Chȃteau Sainte Barbe

by Vitocco Francesco on

Chȃteau Sainte Barbe si trova ad Ambès, poco a nord della città di Bordeaux, fra i celebri fiumi Dordogne e Garonne; qui l’azienda coltiva circa trenta ettari a vite, con un 80% dedicato al vitigno Merlot, mentre il restante 20% a Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Petit Verdot. Dalla sapiente cantina vengono realizzati due vini, un Merlot in purezza ed un uvaggio.

Costituito da uve Merlot, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc, il Bordeaux Supérieur  Chȃteau Sainte Barbe affronta un passaggio i legno di circa un anno; l’annata 2014 possiede un bel colore rosso rubino acceso, piuttosto consistente nel calice da cui provengono aromi di more e ribes. Il naso si esprime lentamente con ricordi di prugna matura, liquirizia, terra bagnata e cannella, di buona intensità; in bocca i tannini sono discreti e non invasivi, con un buon frutto ed un discreto equilibrio fra sapidità, freschezza e note pseudocaloriche.

Composto il finale, si protrae con piacevole lunghezza e persistenza; lo proverei in tavola con delle braciole di vitello.

Nella zona a sud di Bordeaux chiamata Sauternes si produce uno dei migliori vini da dessert del mondo, coniugando tre vitigni a bacca Bianca, il Semillon, il Sauvignon Blanc ed il Muscadelle. Su una delle colline più alte della zona sorge Château Lamothe Guignard, acquistato da Philippe e Jacques Guignard nel 1981. Nel Sauternes le uve spesso vengono colpite dalla Botrytis Cinerea, detta anche muffa nobile, capace di condensare all’interno del grappolo zucchero e aromi, che poi si ritrovano nel vino.

Oggi degustiamo il Sauternes Deuxièm Grand Cru Classé A.O.C. proveniente dalla vendemmia 2010: di colore giallo dorato, molto consistente nel calice, accarezza l’olfatto con ampie note di zagara, frutta candita, miele di acacia, vaniglia e scorza di limone; in bocca è molto morbido, fresco e sapido, ottimamente in equilibrio con la componente zuccherina. Caldo ed avvolgente, non risulta mai stucchevole esprimendo comunque pienezza e grande piacevolezza.

Molto lungo il finale, persistente ed elegante, lo proverei con un buon formaggio erborinato.

 

Nel mondo dei vini dolci lo Château d’Yquem ne è la divinità indiscussa. Siamo nella regione di Sauternes, a sud – ovest di Bordeaux, in quella zona nelle Graves celebre per la produzione di grandi vini da dessert; dei suoi quattro secoli di storia il 1855 ne segnò per sempre il destino, quando nella classificazione ufficiale dei vini di Bordeaux fu l’unico Sauternes a ricevere la qualifica di “Premier Cru Supérieur”. I mitici vigneti dello Château si estendo per più di cento ettari suddivisi per un ottanta per cento a Sémillone per la rimanenza a Sauvignon Blanc, uvaggio che si ritroverà poi anche in bottiglia.

Raccolto acino dopo acino a seconda dello stato di avanzamento della maturazione e della muffa nobile, viene lasciato affinare in barrique per circa tre anni; l’annata 1999 si presenta di un meraviglioso manto giallo dorato molto intenso e luminoso, brillante e decisamente consistente nel calice.

Al naso si rimane estasiati dalla complessità ed ampiezza dei sentori: albicocca disidratata, zenzero candito, fiori di camomilla, zafferano, miele di acacia, ginestra, vaniglia, pane tostato, agrumi e mandorle. Al palato è avvolgente, pieno ma leggiadro, fruttato e minerale, con un’armonia di tocchi di freschezza e dolcezza quasi commuovente; la sensazione di equilibrio costante lascia spazio ad una misurata potenza e concentrazione di un’eleganza che definirei classica; il finale è infinito e di estrema piacevolezza.

Un vino mitico e non vado oltre al banale ma eccellente abbinamento con il foie gras.

A Trets – En – Provence sorge l’azienda vitivinicola della Familie Sumeire, realtà dinamica e d’eccellenza della Provenza del vino, costituita dalle splendide proprietà Château Couissin, Château L’Afrique e Château Maupague.

I vitigni coltivati siono quelli della tradizone provenzale: Cinsault, Grenache, Syrah, Cabernet Sauvignon, Rolle e Ugni – Blanc, declinati in vini bianchi, rossi e soprattutto rosati, molto pregiati qui in Provenza.

Il Côtes de Provence Sainte – Victoire A.O.C. Château Couissin è un rosato ottenuto da un 70% di Grenache da un 20% di Cinsault e da un 10% di Syrah; il colore è uno splendente rosa tenue, di media consistenza nel calice. L’annata 2016 si apprezza per tutta la sua freschezza olfattiva: rosa, lamponi, rosmarino e richiami minerali, tutti molto intensi. In bocca scorre con leggerezza e freschezza, è un vino di medio corpo molto gustoso e picevole, con una verve fresco – acida incisive e ben equilibrate; di media lunghezza il finale, lo abbinerei con delle tartine ai funghi e besciamella.

Chȃteau Corbin Michotte si trova in una zona molto interessante di Saint-Emilion, uno dei territori più importanti del bordolese. I suoi sette ettari di vigneto si trovano fra Saint – Emilion e Pomerol, in un grande parco alberato, in una zona dove si trovano importanti vigneti di grande qualità.

Lo Chȃteau faceva parte un tempo di un grande feudo occupato dagli inglesi e fu nel 1959 che Jean-Noël Boidron lo comprò e lo portò alla reputazione di un Grand Cru Classé. Le cantine sono state completamente ricostruite nel 1980, seguendo il modello originale per soddisfare la qualità delle uve. Membro dell’Accademia dei vini di Bordeaux, questo Grand Cru Classé è rimasto una proprietà di famiglia co-condotto da Jean-Noël Boidron e suoi figli Isabelle, Emmanuel e Hubert.

Dopo averlo stappato qualche ora prima assaggiamo il Saint – Emilion Grand Cru A.O.C. Chȃteau Corbin Michotte 2015, uvaggio a maggioranza Merlot seguito da Cabernet Franc e una punta di Cabernet Sauvignon: di colore rosso rubino luminoso, consistente nel calice, si apre con un buon ventaglio di profumi che ricordano la mora, la viola, al prugna, la noce moscata e la cannella; in bocca è discretamente morbido e caldo, con tannini ben lavorati ed una struttura equilibrata. Il frutto succoso si pone in evidenza da subito, senza calare di tono sino al finale completo e di buona persistenza; complesso e di corpo, lo abbinerei alle costolette di agnello ai peperoni.

 

Bordeaux Supérieur A.O.C. 2012, Chȃteau Sainte Barbe

by Vitocco Francesco on

Chȃteau Sainte Barbe si trova ad Ambès, poco a nord della città di Bordeaux, fra i celebri fiumi Dordogne e Garonne; qui l’azienda coltiva circa trenta ettari a vite, con un 80% dedicato al vitigno Merlot, mentre il restante 20% a Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Petit Verdot. Dalla sapiente cantina vengono realizzati due vini, un Merlot in purezza ed un uvaggio.

Il Bordeaux Supérieur A.O.C. Chȃteau Sainte Barbe si compone di Merlot, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc, e viene lasciato affinare in barrique per un periodo che varia dai nove ai dodici mesi; l’annata 2012 si presenta di un bel colore rosso rubino con riflessi granato, di buona consistenza nel calice. Il naso si compone lentamente di ricordi balsamici, ciliegia sottospirito, alloro, mora, noce moscata, cannella e liquirizia; in bocca si apprezzano tannini delicati ma fitti, una sapidità calibrata ed una succosa freschezza. Piuttosto morbido e caldo, risulta di buon corpo e di interessante complessità; il finale è lungo e persistente, adatto a piatti a base di selvaggina.

A Montagne Saint – Emilion sorge Chȃteau Rocher Corbin, realtà vitivinicola storica della regione bordolese, le cui origini al 1880; giunti ormai alla quarta generazione, la passione per il vino si è trasmessa nel tempo di padre in figlio, e così le abilità ed i segreti maturati in vigna ed in cantina. Dal 1986 in poi vi è stato, con grazie a Philippe Durand, un avanzamento verso la modernizzazione ed un conseguente innalzamento della qualità dei vini prodotti.

Oggi ci versiamo nel calice il Montagne Saint – Emilion A.O.C. Chȃteau Rocher Corbin, un classico uvaggio bordolese a prevalenza Merlot: l’annata 2014 si presenta di un bel colore rosso rubino, di buona consistenza, luminoso e pulito. Al naso si è accompagnato su percorsi fruttati, con ricordi di ciliegia, more, spezie dolci, viola essiccata, rabarbaro e caffè ; pieno e rotondo al palate, di buona morbidezza, possiede una buona freschezza ed una sottile sapidità ben calibrate. Corposo ma non pesante nè banale, si protrae con buona lunghezza e persistenza aromatica.

Un vino che proverei con carne alla brace.

Morgon A.O.P. Les Sybarites 2014, Chȃteau de Pizay

by Vitocco Francesco on

A Villie Morgon sorge lo Chȃteau de Pizay, un’interessante realtà vitivinicola capace di produrre più di quattrocentomila bottiglie di vino ogni anno. Le prime testimonianze del nome Pizay si hanno già nel 1030, ma è dal 1981 che la tenuta è di proprietà della Societé Civile d’Exploitation di Chȃteau de Pizay. Lo Chȃteau include tra l’altro un albergo quattro stelle ed un ristorante gourmet. Ogni anno vengono realizzate, dai settantacinque ettari di vigneto, cinque tipologie di vino: il Beaujolais rosso, il Beaujolais bianco, il Morgon rosso, il Régnié rosso ed il Brouilly rosso.

Oggi assaggiamo il Morgon A.O.P. Les Sybarites, il cui nome vuole richiamare i discepoli di Epicuro, i quali a Sibari fondarono una scuola filosofica, fra i cui precetti c’era la ricerca del giusto bilanciamento del piacere. Ottenuta da uve Gamay, l’annata 2014 si presenta di un fitto colore rosso rubino, piuttosto consistente nel calice; al naso arrivano ampi e intensi profumi di rabarbaro, lampone, salvia, prugna e terra bagnata, con un ingresso in bocca decisamente fresco e caldo. Sapido e corredato da tannini gentili ed eleganti, svolge un succo fruttato pieno di piacevolezza. Lungo e persistente il finale, raggiunge un buon equilibrio ed esalta un’estrema piacevolezza.


Lo proverei in abbinamento con la faraona al forno.

Dal 1995 a nella splendida Fronsac, ha preso vita l’azienda vitivinicola Chȃteau Les Trois Croix, condota da Patrick Léon, un uomo capace di rendere famosi i vini di Alexis Lichine, da Chȃteau Mouton Rotschild a Pauillac all’Opus One in California; tre croci come i suoi tre figli, un ulteriore richiamo ad un sogno divenuto realtà: sviluppata su quindici ettari vitati, con un 80% di Merlot ed un 20% di Cabernet Sauvignon, la cantina produce circa settantamila bottiglie all’anno.

Il Fronsac A.O.C. Chȃteau Les Trois Croix proveniente dalla vendemmia 2010 si presenta ammantato di un rosso rubino lucente ed uniforme, decisamente consistente nel calice; al naso arrivano ampie note di ribes rosso, anice, ciliegia, genziana, cera, muschio e cannella; la bocca vibrante e succulenta sciorina tannini croccanti, ben amalgamati in una struttura fruttata e minerale, equilibrata e calda. Il tannino si stempera in un finale potente ma elegante, di ottima lunghezza.

Convincente e complesso, lo porterei in tavola con un filetto di manzo.